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Cibo e Attività Sportiva


A cura di: Domenico Filardo - Socio Ordinario AIDAP - Zona Reggio Calabria


 
I ragazzi del servizio civile in piazza a Polistena per un sondaggio su peso, alimentazione e attività fisica e l’influenza che questi tre fattori hanno sulla salute.

Lo scorso mese di dicembre si è svolto in piazza a Polistena, paese di poco meno di 11.000 abitanti situato nell’entroterra della piana di Gioia Tauro nella provincia di Reggio Calabria, un sondaggio sul peso. Il sondaggio è stato inserito nell’ambito dell’attività di un annuale progetto del servizio civile nazionale denominato “Cibo e attività sportiva: un’accoppiata vincente” di cui, ho personalmente svolto la formazione dei ragazzi. Con il sondaggio, ci si è posto l’obiettivo di ottenere delle informazioni su tre fattori quali peso, alimentazione e attività fisica che indiscutibilmente possono avere un’influenza sulla salute. L’idea di proporre ai ragazzi del servizio civile, di fare un sondaggio in piazza, è stata finalizzata a conoscere cosa ne pensano i cittadini del proprio peso e i comportamenti che eventualmente mettono in atto per gestirlo. Inoltre mi sono posto l’obiettivo di cercare una possibile correlazione tra questi dati con quelli raccolti, in precedenza, attraverso due distinti sondaggi effettuati, a distanza di un anno uno dall’altro, nella città di Verona, a cura dell’Aidap (l’Associazione Italiana per i Disturbi dell’Alimentazione e del Peso). La raccolta dei dati attraverso l’indagine, è stata utile per fare il punto sulla diffusione del problema “peso” in ambito locale e questo perché tutte le statistiche, sia a livello mondiale sia nazionale indicano che i problemi di peso negli ultimi decenni sono in continuo aumento e in Italia, in particolar modo, che l’espansione dell’eccesso di peso mostra una maggiore prevalenza nelle regioni meridionali. Probabilmente, la crescita dell’incidenza di sovrappeso e obesità è imputabile alla tendenziale maggiore influenza dei fattori ambientali quali l’aumentato introito calorico dovuto al consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi, al consumo sempre più frequente di pasti fuori casi, all’aumento delle porzioni e alla contemporanea riduzione del consumo energetico dovuto all’incremento dei livelli di sedentarietà in tutte le attività quotidiane che vanno dagli spostamenti alle modalità di svolgimento delle attività lavorative. A parte ciò, l’espansione del fenomeno è anche attribuibile alla sottostima del problema. Il problema del peso, troppo spesso finisce per essere sottovalutato e considerato piuttosto come un problema estetico e non come un fattore che può comportare delle complicanze sulla salute. Per questo motivo, frequentemente, per cercare di perdere peso si fa ricorso a delle diete rigide, spesso “fai da te” o a programmi di perdita di peso fantasiosi, che rappresentano la moda del periodo e che non fanno altro che allungare la lista dei trattamenti proposti dall’industria della dieta, piuttosto che portare a un moderato e duraturo calo ponderale, diretto non solo a un salutare dimagrimento ma anche alla modifica dello stile di vita. Questi tentativi proprio perché estremi, hanno scarse probabilità di incidere sulle abitudini e non potendo essere condotti avanti, per lunghi periodi, sono destinati a fallire. L’altro problema, è rappresentato dalle adolescenti normopeso (in misura minore dai maschi) che, anche in assenza d’indicazioni alla perdita di peso, spesso mettono in atto diete incongrue ed estremamente rigide. A tal proposito, non dobbiamo comunque dimenticare che fare la dieta, in età adolescenziale, come confermato dagli studi effettuati su un campione di studentesse londinesi e su degli adolescenti australiani, aumenta il rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione. Da questo preambolo appare chiara l’utilità dell’indagine effettuata. Non a caso, lo scopo del sondaggio è stato quello di ottenere informazioni dalle persone del paese sul grado di consapevolezza riguardo al proprio peso e sui comportamenti adottati per gestirlo. Al fine di cercare di rendere il più possibile eterogeneo il campione degli intervistati, oltre che per le variabili di età, sesso, peso, ecc., sono stati individuati come giorni per realizzare il sondaggio, il sabato (intera giornata) e la domenica (tutta la mattinata) e come luogo la piazza principale della cittadina. I ragazzi del servizio civile, opportunamente formati per fare le interviste, si sono sistemati nei punti più strategici dell’ampia Piazza della Repubblica di Polistena, e hanno cercato di fermare in modo casuale i passanti e di sottoporre quelli che si sono resi disponibili, a domande su come valutavano il proprio peso, se attuavano delle strategie finalizzate alla sua gestione, quali, controllo del peso, dieta e/o esercizio fisico, desiderio di perdere peso, eventuali aspettative di perdita di peso e infine la frequenza dell’abitudine a rilevare il peso. Ai passanti che hanno accettato di rispondere al questionario, è stata offerta la possibilità di verificare, all’interno di uno stand allestito ai margini della piazza, il peso, l’altezza, la circonferenza addominale e di ricevere informazioni accurate sui rischi eventualmente associati alla propria situazione del peso.

tabella 1


I soggetti intervistati sono stati 256, di cui 163 maschi (pari al 63,7%) e 93 femmine (36,3%). Sul totale degli intervistati, 80 soggetti (il 31,25% di cui 25,39% maschi e 5,86% femmine), hanno accettato di rilevare i propri parametri (sul campione di 80 suddivisi in 65 maschi pari all’81,25% e 15 femmine uguali al 18,75%). Complessivamente sul totale del campione, alla domanda su come valutavano il proprio peso, il 3,1% dichiarava di essere sottopeso, il 52% normopeso, il 42,2% sovrappeso e il 2,7% obeso. Chiedere anche altezza e peso conosciuti ci ha permesso di calcolare l’ipotetico indice di massa corporea. Secondo l’IMC ipotetico, del campione il 2,7% era sottopeso, il 41% normopeso, il 41,8% sovrappeso e il 14,5% obeso (vedi tabella). Un’altra analisi dei dati è stata fatta, andando a verificare, con quale accuratezza, i vari soggetti si erano collocati nella fascia di peso di reale appartenenza. Su 8 soggetti che si erano valutati sottopeso, 3 lo erano realmente (37,5%), 4 erano in condizione di normopeso e 1 di sovrappeso! Tra i 133 valutatisi come normopeso, 4 appartenevano al sottopeso, 80 si erano giustamente collocati (60,15%), mentre 44 facevano parte della fascia del sovrappeso e 5 di quella dell’obesità. Sui 108 con stima di sovrappeso, 21 erano normopeso, 61avevano indicato la loro giusta posizione (56,48%) e 26 sottostimavano il problema considerato che la reale fascia era l’obesità. Delle 7 persone, che avevano indicato come propria condizione l’obesità, 6 si erano correttamente collocati (85,71%) mentre 1 apparteneva al sovrappeso. Un altro aspetto interessante del sondaggio, è quello di avere dato la possibilità di valutare le differenze, in un sottogruppo di persone, attraverso la verifica di peso e altezza riferiti. Sugli 80 soggetti a cui erano stati misurati i due parametri antropometrici, il dato che risalta maggiormente è la sottostima che le persone obese fanno nel collocarsi nella fascia di appartenenza. Infatti, mentre solamente il 3% definiva la sua condizione come obesità, andando a calcolare l’IMC con peso e altezza riferiti si passava al 19%, mentre determinandolo con peso e altezza misurati si arrivava a un 33% di obesità. Nella figura sono riportate le percentuali per le varie fasce di classificazione del peso, dove è possibile notare le differenze esistenti tra autovalutazione e indice di massa corporea reale. Per il 37,5% dei soggetti, la sistemazione risultava perfettamente accurata: 30 su 80 si posizionavano correttamente contemporaneamente nella fascia di normopeso, di sovrappeso o di obesità per quanto riguarda sia l’autodefinizione, l’IMC ipotetico e quello reale.


tabella 1

Nel sottogruppo che ha accettato di rilevare i parametri, è stata misurata la circonferenza addominale e il 46,25% dei soggetti aveva una circonferenza vita superiore ai limiti di riferimento stabilito per il sesso di appartenenza. Il 58,2% degli intervistati si era dichiarato desideroso di perdere peso: su 149 soggetti il 33,6% era normopeso, il 63,1% in sovrappeso e il 3,3% in obesità. Deve sicuramente far riflettere che circa un terzo dei soggetti che aveva espresso la volontà di perdere peso, aveva un indice di massa corporea che lo collocava nel normopeso e questo è indicativo per un desiderio di portare il proprio peso sotto un peso naturale, aumentando il rischio di andare incontro a dei disordini alimentari. Altro quesito interessante, è stato quello riferito al controllo del peso. Il 40,6% degli intervistati non si era mai pesato nell’ultimo mese, mentre solo il 3,1% si era regolarmente pesato con la frequenza di una volta a settimana, abitudine questa ritenuta la più idonea per chi cerca di perdere peso e ambisce a mantenerlo. Interpretando tutto questo, alla luce delle percentuali dei soggetti obesi che non si colloca nella propria fascia di classificazione del peso, possiamo intuire come la differenza tra la percezione del proprio peso e la realtà, può rappresentare uno dei maggiori ostacoli, per la persona che soffre di obesità di prendere coscienza dei rischi a cui è esposto e a decidere di intraprendere un programma di perdita di peso e modifica dello stile di vita. Sul totale dei soggetti intervistati, il 10,9% dichiarava di essere a dieta e il 33,6% di fare attività fisica. Sovrapponendo i dati si è costatato che il 6,6% dei soggetti accompagnava alla dieta l’attività fisica per perdere peso, mentre il 4,3% cercava di perdere peso senza fare attività fisica e il 27% si affidava solo all’attività fisica per raggiungere l’obiettivo. È ampiamente documentato, che per perdere e mantenere il peso perduto, è di fondamentale importanza sia la dieta, sia l’attività fisica ed entrambi sono imprescindibili ai fini della modifica dello stile di vita. Non riuscire a modificare lo stile di vita, rende scarse le probabilità di mantenere il peso perduto nel medio lungo termine. Tra chi aveva espresso la volontà di perdere peso, il 43,6% aveva un desiderio di perdere fino a 5 kg, il 35,6% fino a 10 kg, il 9,4% fino a 15 kg, un altro 9,4% fino a 20 kg e il 2% fino a 30 kg. È risaputo che avere alte aspettative di perdita di peso, rappresenta un altro elemento di rischio per l’abbondono del tentativo di perdita di peso. In conclusione, si può dire che il gruppo dei soggetti intervistati, anche se non può rappresentare un campione controllato, fornisce delle utili indicazioni. Nel campione per quanto si è cercato di renderlo più eterogeneo possibile, sono meno presenti i soggetti di sesso femminile e le adolescenti (entrambi i gruppi più riluttanti ad accettare l’intervista) e una maggiore presenza di queste fasce di soggetti avrebbe sicuramente fornito più informazioni sui comportamenti finalizzati al controllo del peso. In ogni caso, sicuramente interessanti risultano i dati sulla sottostima del problema da parte dei soggetti obesi. Questa sottostima, trova riscontro anche se in proporzioni differenti, nei due sondaggi effettuati a Verona dove già i campioni erano più eterogenei, proprio per una maggiore presenza dei soggetti che in questo gruppo sono meno rappresentati (adolescenti, sesso femminile). Comunque i dati più interessanti sembrano venir fuori dal confronto di quelli del sottogruppo in cui c’è stata la possibilità di verificare quanto indicato dagli intervistati. L’auspicio sarebbe di poter allestire uno studio statistico più completo e avere dei dati quanto più rappresentativi della popolazione e provare ad avere più informazioni attinenti alla consapevolezza del proprio peso e ai comportamenti salutari messi in atto per gestirlo.

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